Prima esperienza olimpica della mia vita: ammetto che, fino a oggi, non ero mai stato a vedere dal vivo una gara delle Olimpiadi. Per questo, la sfida che ha opposto le nazionali di hockey femminile di Svizzera e USA non è stata solo una partita, ma un momento che ricorderò per sempre.

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Ad accogliere le squadre e i tifosi c’era la nuovissima Ice Arena Santa Giulia di Milano, eccezionalmente pronta in tempo per le Olimpiadi, contro le mie stesse previsioni. Solo un mese prima, in occasione della finale del Campionato Italiano di hockey, sembrava ancora un mezzo cantiere.

Invece “l’Astronave” si è mostrata con tutti i suoi effetti speciali: i pannelli esterni proiettano scritte e animazioni su tutta la superficie, rendendo visibile la struttura anche da lontano. All’interno, bar hi-tech e negozi di souvenir e memorabilia a tema sono regolarmente aperti; solo i parcheggi non sono ancora utilizzabili, ma i collegamenti con i mezzi funzionano a dovere.

Dopo un pomeriggio memorabile, in cui le ragazze della nostra nazionale si sono qualificate ai quarti di finale del torneo battendo le giapponesi, è stato il turno delle statunitensi opposte alle svizzere. Il palazzetto è strapieno e il pubblico decisamente eterogeneo: tifosi venuti appositamente a Milano, appassionati di hockey e semplici curiosi animati dalla voglia di partecipare alla festa dei Giochi.

L’intrattenimento prima e durante la partita, e soprattutto negli intervalli, è da campionato americano: musica rock, karaoke e jingle suonati dal vivo con l’organo Hammond. Il tutto crea l’effetto di uno show nello show, con il pubblico chiamato dallo speaker a fare da coprotagonista.

Il risultato sul ghiaccio è impietoso: le americane strapazzano le svizzere 5 a 0. Più forti nei fondamentali e meglio organizzate in campo, nei primi due tempi si limitano a gestire il gioco, segnando un gol per ciascun periodo. La Svizzera cerca di contenere, ma appare confusa e imprecisa nella gestione del disco e nei passaggi; solo il portiere si oppone strenuamente, ritardando la débâcle, che arriva nel terzo tempo, quando le statunitensi accelerano il gioco e segnano le tre reti finali.

Il risultato era scontato in partenza, ma non il successo che l’hockey femminile sta riscontrando in questo torneo, che deve ancora regalare le sfide più entusiasmanti.

Chiudo l’articolo con una riflessione personale: passano gli anni, ma mi rendo conto che vedere passare lo Zamboni è sempre un momento che rapisce la mia attenzione, proprio come guardare la neve che cade.

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